Percorso

CAMMINATA 9000 PASSI CONTRO IL DIABETE

EDIZIONE 2020

PERCORSO

La nostra passeggiata parte idealmente a poca distanza dalla sponda sinistra del torrente Impero (A), il corso d’acqua che ha dato il nome alla città di Imperia, nata nel 1923 dalla fusione di Oneglia, Porto Maurizio ed altri nove piccoli comuni circostanti. Nei pressi dell’inizio del percorso si trova l’ex pastificio Agnesi, sorto alla fine del 1800 nelle vicinanze del porto per velocizzare gli approvvigionamenti di grano. Poco più avanti si incontra infatti il porto di Oneglia, con le gru, ormai in disuso, che ai tempi d’oro movimentavano 150 mila tonnellate annue di merci varie.

Praticamente di fronte al molo delle gru si apre, sulla sinistra, Piazza De Amicis. Una targa sul palazzo che oggi ospita la Guardia di Finanza ci informa che proprio lì è nato l’autore del libro “Cuore”.

I passi successivi ci portano sulla Calata Cuneo (G.B. Cuneo fu un patriota risorgimentale che lasciò una cospicua eredità utilizzata per costruire il porto). Sul muro di uno dei palazzi che fronteggiano il mare si possono ancora vedere alcune palle di cannone sparate contro la città durante una delle tante guerre in cui venne coinvolta a causa della sua appartenenza ai Savoia che la acquistarono dai Doria nel 1576. Una piccola deviazione per un decina di metri verso l’interno, a circa metà Calata, consente di leggere una targa marmorea (vicina all’ingresso di una farmacia) che ricorda come in quella casa sia nato Andrea Doria. Una leggenda metropolitana sostiene che la pizza riccamente coperta di pomodoro, qui chiamata piscialandrea, (tradotto improvvidamente Pizza all’Andrea) porti questo nome perché il Doria ne era ghiotto. Si tratta di un falso storico, dato che ai tempi di Andrea Doria il pomodoro, in Europa, non era ancora coltivato…

Uscendo dal porto, se si tiene d’occhio la pavimentazione si noteranno tracce di percorsi che ricalcano le fondamenta delle antiche mura, mentre guardando a sinistra, sul muro di una casa, un’altra targa rammenta l’antico Borgo Peri, un quartiere di pescatori che venne raso al suolo dal terribile terremoto del 1887. Ancora oggi l’inizio della passeggiata a mare che costeggia gli stabilimenti balneari viene definito “la spianata”, in ricordo dei detriti spianati sul mare.

Poco più avanti si incontra la chiesetta di N.S. di Loreto e San Martino di Tours, che custodisce le spoglie integre di San Felice.

Proseguendo si percorre la litoranea intitolata a Angiolo Silvio Novaro, l’industriale poeta che abitava nella Casa Rossa sulle pendici di Capo Berta. Subito dopo si può ammirare lo scoglio della Galeazza, che si protende in mare verticalmente alla costa, e poi ci si incammina lungo una strada in fieri da decenni, e per questo chiamata “L’Incompiuta”, che corre in mezzo a due Siti di Importanza Comunitaria. A monte, sul Berta, il SIC terrestre, caratterizzato da piccola vegetazione di scogliera, ginestre, timo, orchidee, palme nane e qualche pino d’Aleppo, in mezzo ai quali scorazzano lucertole e svolazzano diverse specie di uccelli. A mare, anzi “sotto il mare” c’è il SIC marino che inizia qui e si protende fino a Capo Mimosa, ospitando diversi tipi di alghe, ma – soprattutto – Cymodocee dove l’acqua non è profonda, e praterie di Posidonia Oceanica dove si abbassa sotto i dieci metri di profondità. Un habitat dove prosperano polpi e crostacei, pesci ago e San Pietro, e dove si possono osservare vari tipi di coralli: gorgonie rosse, gialle e bianche; pinnacula e spugne.

Al termine del percorso di andata (B), prima di iniziare il ritorno verso il punto di partenza, ci si presenta davanti il golfo di Diano Marina, che comprende sette borghi tutti caratterizzati dal toponimo “Diano” in omaggio – si presume – ad un tempio dedicato alla dea Diana. La zona infatti ospitava una mansio romana, tappa tra Albenga e Taggia lungo la via Julia Augusta, attorno alla quale si sviluppò, in età imperiale, una cittadina di cui sono state trovate piccole ma numerose tracce.

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